Pensiamoci:

di fronte a una grande emozione che può essere di stupore, gioia, paura, attesa, ansia, il nostro intestino si contrae, sobbalza dentro, diviene molto presente.

I disturbi del “secondo cervello” quali stipsi, diarrea, colite, meteorismo… sono una risposta a, un dialogo con.

Molto in breve, l’intestino:

possiede una fitta rete di neuroni che ricevono e trasmettono informazioni; comunica col sistema nervoso centrale influenzandolo ed essendone influenzato;

il suo continuo lavoro apporta tutte le sostanze nutritive di cui abbiamo bisogno, acqua compresa;

ha un suo sistema immunitario anche in grado di lanciare segnali d’allerta al resto del corpo;

è fortemente implicato e chiamato in causa con tutto quello che è il nostro mondo delle emozioni, del sentire, del percepire; assorbe gli accadimenti e li rielabora sotto forma di benessere o malessere;

ospita la flora intestinale (microbiota) ossia microrganismi di diverse specie che regolano la digestione, l’assorbimento, la difesa dagli agenti patogeni e la produzione di ormoni.

Quando le connessioni tra i due cervelli collaborano al meglio è garantita l’armonia della persona, sia fisica che psichica. Se si innescano “incomprensioni” il nostro intestino ci comunica il suo malessere, ad esempio con periodi di colite. La colite potrebbe comparire per varie cause: dieta scorretta, mancanza di moto, variazioni ormonali… Spesso però queste non sono la sola spiegazione, questa può risiedere dentro di noi in: conflitti irrisolti e faticosi da portarsi appresso, in situazioni di vita complicate, in stress di vario tipo lavorativo e/o familiare.

Conta che questo nostro secondo cervello ci sta lanciando dei segnali e vanno ascoltati, fatti nostri. Se si sente un HELP si scatta in aiuto, perché non farlo con noi stessi?

Quando il nostro secondo cervello è sofferente, il dolore della nostra pancia ci accompagna.

Dove c’è dolore può esserci piacere, disse Milton Erickson.

L’ipnosi aiuta a metterci in contatto con quella parte di noi, l’inconscio, che è vicina anche al nostro intestino.

In un lavoro di ipnosi si parte dalla fiducia tra Cliente e Ipnotista, si passa alla fiducia nel proprio inconscio e quindi alla fiducia nel raggiungimento del risultato.

Un modo per prenderci cura del nostro intestino è affidarlo al nostro inconscio. Con l’aiuto e la guida dell’Ipnotista il nostro inconscio, ben presente in noi, riesce a a riallacciare un dialogo interno, che chissà era sperso o sopito. Il parlare in noi, con ogni parte e tra ogni parte è una necessità. Spesso ci perdiamo perché abbiamo smesso di guardarci dentro con occhi acuti e fermi. Diventiamo smarriti e doloranti perché sì il nostro corpo e la nostra mente e le nostre emozioni sono uno, ma devono mettersi comodi a dialogare. Il nostro inconscio è un moderatore che ci conosce da sempre e che ha la forza di portarci a realizzare.

Il nostro secondo cervello, così complesso e connesso, ha bisogno di un inconscio semplice, ma molto connesso.

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                                          Paul Guagin
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