Quel molto che mi hai dato

 

Musei Capitolini – Pietro Gentili

Il mio tazzone a pois molto colorato, a colazione è un tocco di vitalità, lo prendo in mano e i biscotti o il pane con la marmellata sono un regalo tutto per me, per sussurrarmi “buona giornata”.

Nonostante le differenze mi ricorda quando molti anni fa una mia nonna, in certi pomeriggi, apriva con movimenti lenti un’anta e con le sue mani paffute prendeva tazze, piatti e zuccheriera di un servizio con disegni delicati monocolori, sul rosa.

Stavo seduta ad osservarla e mi sentivo come in un libro di fate circondate da libellule in volo, con le tante ali trasparenti  e coi corpi affusolati, alcuni turchese.

Apparecchiava la tavola aggiungendo tovaglioli da lei stessa ricamati.

Sarei stata paga così, coi suoi gesti ed il suo buon gusto accanto a me, col suo viso dolce come un tenero abbraccio ripetuto nel tempo.

Tutta la cucina profumava ed ecco la cioccolata si avvicinava alla mia tazza: un senso di festa balzava gioioso in me.

Una donna in cui non ho mai notato sbavature, credo non pensasse a doveri e diritti, era naturale nel suo fare i lavori e nel rapportarsi con gli altri. Come tutti si innervosiva e si lamentava, ma i suoi erano temporali primaverili: lasciavano presto spazio al sereno.

Vestiva i colori dell’allegria, con tonalità tenui, per contrasto i suoi rossetti brillavano ogni mattina. Non so come facesse, ormai anziana, ad apparire sempre ben pettinata e vestita con cura, due orecchini ed una collana, talora una spilla.

Era come il tepore delle fiamme di un caminetto a legna di montagna. Ti sedevi vicino a lei ed anche nel silenzio la vita si trasformava in un nido avvolgente ed al contempo libero, potevi spiccare il volo come restare con lei.

Quando il nonno non c’era, compariva col borsello delle monete, che distribuiva a noi nipoti per comperarci dolci. In questa occasione assumeva un’espressione divertita, felice com’era della sua presunta marachella. Questo suo segreto era conosciuto da tutti, naturalmente anche dal nonno, pure lui complice di un non segreto.

Sposò il mio nonno materno, vedovo da troppi anni e portò la sua luce in tutta la famiglia.

Bizzarro è che con lei non condividevo, né condivido neppure un frammento di materiale genetico, ma in lei ho incontrato una nonna  ed una donna amorevole e calda, capace di ridere ogni giorno, anche in quelli difficili, libera da sciocchezze ed inutilità. Era un’essenza di umanità.

Quanti miei gesti sono in realtà i suoi, sono la forza dell’amore che si perpetua.

Quando cucino ed apparecchio con cura, quando colgo quadrifogli o solo li guardo, quando vesto color geranio sono gocce di lei, di quella sua femminilità tanto gentile ed umile da essere uno tra gli obiettivi di una vita, della mia di certo.

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