Negli ultimi tempi incontro la grazia femminile. Non contano età, altezza e taglia. Ci sono donne che spiccano per il modo di camminare, per la scelta nel vestire, per il trucco usato come tocco di colori per i visi. Gonne ondeggianti mosse come brezza marina, tacchi portati con naturalezza suonano sui pavimenti, orecchini scelti con cura affiancano guance, mani curate si muovono sincrone con braccia e gambe.

Queste donne dov’erano prima? Incartate nei loro cappotti o nascoste da goffi piumini? Loro c’erano, io ero cieca. Come mi si siano aperti gli occhi lo so. Ho sempre notato le persone affascinanti. Ammetto che il loro passaggio non mi lasciava molto. Ora inizio a vedere la freschezza e l’eleganza interiori. Per anni ho cercato di captarle. Inizialmente eccole in occhi incontrati per caso o conosciuti da tempo, in sguardi profondi, in espressioni quiete. Con la perseveranza primavera e estate mi hanno regalato la possibilità di calarmi nel linguaggio dei corpi. È una scoperta guidata dalla curiosità e da una sensazione di gioia. Quella gioia che si prova di fronte a forme di comunicazione uniche, creative e spontanee. È un nuovo confronto e un’altra crescita.

Tutto, come spesso accade, diviene possibile osservando il fuori e ricercando con questo una sintonia.

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