• Siamo nati scoprendo
  • La nostra casa ce la portiamo dentro
  • Capita di voler esternare cose piccole, per farle notare.
  • “Da un Counselor vado per trasformarmi”
  • Le ali dell’inconscio
  • Sapere di che panno è vestito qualcuno
  • “Sono così” e il cambiare
  • Mi siedo, vi guardo e sarete voi a parlare.
  • Vi sentite pieni di energia?
  • Quel molto che mi hai dato
  • La cucina del cuore
  • Vertebra dopo vertebra si torna in piedi
  • Quel filo solido
  • Lamentiamoci un po’
  • quel suo racconto dorato
  • Confini apparenti
  • Principio
  • In un bar del centro, la mattina.
  • Dal dovere fattosi macigno al: teniamoci il meglio
  • “Fratture scomposte”
  • Il counselor e l’ipnotista in me

Cristina Merlo

Cristina Merlo

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Incontri col femminile

13 sabato Ago 2016

Posted by Cristina Merlo in Uncategorized

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Negli ultimi tempi incontro la grazia femminile. Non contano età, altezza e taglia. Ci sono donne che spiccano per il modo di camminare, per la scelta nel vestire, per il trucco usato come tocco di colori per i visi. Gonne ondeggianti mosse come brezza marina, tacchi portati con naturalezza suonano sui pavimenti, orecchini scelti con cura affiancano guance, mani curate si muovono sincrone con braccia e gambe.

Queste donne dov’erano prima? Incartate nei loro cappotti o nascoste da goffi piumini? Loro c’erano, io ero cieca. Come mi si siano aperti gli occhi lo so. Ho sempre notato le persone affascinanti. Ammetto che il loro passaggio non mi lasciava molto. Ora inizio a vedere la freschezza e l’eleganza interiori. Per anni ho cercato di captarle. Inizialmente eccole in occhi incontrati per caso o conosciuti da tempo, in sguardi profondi, in espressioni quiete. Con la perseveranza primavera e estate mi hanno regalato la possibilità di calarmi nel linguaggio dei corpi. È una scoperta guidata dalla curiosità e da una sensazione di gioia. Quella gioia che si prova di fronte a forme di comunicazione uniche, creative e spontanee. È un nuovo confronto e un’altra crescita.

Tutto, come spesso accade, diviene possibile osservando il fuori e ricercando con questo una sintonia.

Un gesto umano nella natura

13 sabato Ago 2016

Posted by Cristina Merlo in Uncategorized

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Durante una passeggiata pomeridiana mi sono trovata tra piccoli orti e frutteti. In zolle ravvicinate tante verdure rigogliose. Piante libere in prati arsi dal sole. Meli, peri e ciliegi nati e cresciuti per soddisfare nuclei familiari. Casolari con segni di ristrutturazioni essenziali. Sui margini di un corso d’acqua con rivoli quasi spenti alte canne immobili nel cielo estivo.

Oltre una lunga rete compare un uomo al lavoro con un rastrello in legno. Sta raccogliendo il fieno. Ogni suo gesto è sicuro e ritmato. Le sue braccia muovono l’attrezzo armonicamente e lanciano fili d’erba su mucchi che prendono forma di minuscole piramidi.

Mi sono fermata per dirgli che quanto stava facendo è ormai un gesto raro. Mi ha risposto che non ha bestiame, ma vuole tenere pulito il suo terreno. Dopo queste parole essenziali e un sorriso ha ripreso la sua danza.

Mi ha regalato una scena che da molto non vedevo. Ho sentito il rispetto per la terra di un uomo vicino ai suoi alberi, le sue canne e il suo orto.

Le coltivazioni in equilibrio con tempo e spazio della natura non sono solo il ricordo di altre epoche o luoghi, rappresentano un invito a seguire i ritmi della natura stessa.

Quest’uomo così assorto, quieto e determinato mi ha regalato un senso di pace ricordandomi che gli obiettivi prefissati non sempre sono eclatanti, ma conta siano una fonte e uno scorrere di benessere.

una fuga di archi

26 martedì Lug 2016

Posted by Cristina Merlo in Uncategorized

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…cercando oltre ogni nuovo arco…

Passeggiando nel centro storico della mia città, mi sono ritrovata in una via breve e stretta, dove archi e volte giocano a rincorrersi.

I raggi del sole mi hanno guidata verso particolari architettonici, scorci inaspettati, ciuffi d’erba tra mattoni lavorati dal tempo. Mi son sentita una turista con il naso all’insù e gli occhi attenti. A due passi da casa, complici un cielo terso e un vento fresco, sono planata in un’atmosfera festosa.

Un arco? un vedere oltre, un passare sotto, un raggiungere il nuovo, un sostegno, un’unione, uno scorcio, un’inquadratura che ti si pone lì di fronte, offrendoti la possibilità di mettere a fuoco particolari disgiunti dal tutto. Un arco ti invita a osservare attento, a sbirciare come da finestre appena socchiuse in un luogo sconosciuto.

Arrivando sotto una volta si entra in una zona d’ombra e si prova il desiderio di alzare lo sguardo per osservarne l’apice. Continuando a camminare si varca una soglia, accompagnati da sentimenti misti tra curiosità, timore, prudenza e stupore.

In ognuno di noi abitano vie inesplorate, vicoli in ombra, archi alti al cielo, volte misteriose… in ciascuno un labirinto del Sè con luci e certezze, che si mescolano al buio e al vago, alla sicurezza e alla paura…

Siamo un tutto tondo con una sua complessa multiformità: il dentro, il fuori, la superficie, i legami con l’intorno.

Avventuriamoci nel nuovo facendoci trasportare dai profumi e dai suoni dell’aria, dal percorso del sole nel cielo, dalla certezza dell’alba e del tramonto, dal nostro respiro.

La conoscenza e il confronto col nuovo mi ricordano proprio gli archi e le volte che uniscono e sorreggono.

centro Rivoli

  • A teatro!

    08 venerdì Lug 2016

    Posted by Cristina Merlo in Uncategorized

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    … scegliete il vostro posto, non ci sono numerazioni e in questo preciso istante le sedie libere sono molte. Accomodatevi e vedete, sentite, attendete emozioni.

    “Ecco sta per iniziare uno spettacolo nuovo, sei l’attore protagonista, lì ora in piedi sul palco.

    Allo stesso tempo sei TU quello comodo e rilassato in terza fila e puoi osservare come quell’attore recita, come vi muove, tono ritmo volume timbro della voce, le espressioni del viso, la profondità del respiro, i silenzi e chissà quanto altro. Lì, TU, sulla sedia, fatti trasportare dalla sua storia. Interpreta dentro di te il ruolo di questo “io”, accompagnane i gesti, immergiti nelle sue emozioni, vibra con le sue corde vocali. Lasciati attraversare da questo personaggio che ben conosce la sua parte e la recita come un artista. Osservalo come se fosse uno sconosciuto, sii attento, seguilo, scopri scenografie e musiche.

    Spegni il pensiero vigile, nessun giudizio, neppure un commento. Incuriosito afferra quella “parte” e pian piano stupito sentirai se la Persona lassù ti assomiglia, quanto ti sta rivelando e svelando.

    Fermo in un teatro di fronte a un’opera che è la tua, cosa scoprirai? sarebbe significativa e importante una novità e da questa scrivania te la auguro”.

    Uscendo tra le vie lasciati andare a vivere il nuovo…

    Carlo-Carrà-uscita-dal-teatro
    Carlo Carrà “Uscita da teatro”
    Recitare   Svelare  Il Nuovo

    Parlare e fare

    02 sabato Lug 2016

    Posted by Cristina Merlo in Uncategorized

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    Il troppo parlare è malsano, uno spreco di tempo.

    I termini rotolano l’uno sull’altro scendono, salgono, rimbalzano, si confondono tra loro e dove portano? in vicoli ciechi.

    Il fare è scoprire, scegliere, cambiare.

    Mette di fronte a: errori commessi, scoperte illuminanti, incontri preziosi, azioni inutili… Ci vuole coraggio per muoversi. Restare fermi nello stallo ci chiude in gabbie dalle quali a stento vediamo scorrere il mondo fuori. Proseguendo nell’agire si aprono porte, si chiudono finestre. Di fronte a bivi si pensa e quindi si procede o a destra o a sinistra. Il fare obbliga a decidere, a farsi coscienti e accorti.

    C’è il parlare che incita al fare, che suggerisce idee, che muove verso il cambiamento, verso il raggiungimento di nuovi obiettivi.

    Per imparare a parlare “il giusto” si accompagna l’ascolto con l’agire.

    Un ascolto e un agire attenti e meticolosi, che portano a un concentrato di parole e a frammenti di pensiero nati dal confronto tra quelle che chiamiamo realtà e vita.

    Parlare Fare Cambiamento

    Non chiederti il perché, cerca il tuo “posto comodo”

    27 lunedì Giu 2016

    Posted by Cristina Merlo in Uncategorized

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    Capita che ci raccontiamo episodi della nostra vita come se fossero atti di una tragedia, chiedendoci teatrali “perché proprio a me”.

    Questo genere di “perché” e le loro risposte non ci portano a nulla.

    Sentendo o leggendo le vite del mondo, facendole nostre capiamo che quella nostra unica tragicità non esiste.

    Torna utile un’altra domanda: “come” cerco il mio “posto comodo”?

    Tutti a casa abbiamo l’angolo preferito per, la passeggiata che più di altre ci, lo scambio di impressioni con l’amico che… Quando entriamo per la prima volta in una camera con poltrone e divani scegliamo dove sederci; quel posto per qualche motivo ci piace, ci stiamo bene.

    Il nostro intimo vuole il suo “posto comodo”, vuole stare bene, meglio vuole essere.

    Troviamo il posto per l’auto, per la biancheria, per le vacanze, li cerchiamo e riteniamo che sia “più che logico” attivarsi.

    Eccessivamente buttati verso l’esterno ci troviamo a calarci in scene e atti pesanti e tristi, magari credendo che sia colpa di persone e vicende, del passato e del presente.

    L’intimo (a cui ognuno attribuisce il suo nome) ha bisogno di rispetto e attenzione. Va conosciuto con cura e accettato, per poterlo accudire.

    Un cucciolo di mammifero ha la sua tana, la mamma e dei fratelli: la nicchia! e così cresce a tutto tondo.

    “L’intimo è tanto forte quanto delicato. Immagina di crescerlo, di tenerlo d’occhio, parlagli amorevolmente. Ha le sue debolezze, i suoi lati oscuri, le sue bellezze. Per conoscerlo ci vuole tempo, anche per accettarlo. La sua saggezza cresce nel tempo.

    Dagli il suo comodo posto, un posto dove divenga armonico. Senti i suoi racconti. Nascerà una stretta conoscenza, un’amicizia. Sceglierai più facilmente, libero da tanti perché. L’unione col tuo intimo ti rende saldo.

    Conoscerlo e amarlo equivale a vivere nella tua interezza e nella tua pienezza.

    Prendi tempo per te stesso, non è un atto di egoismo, ma lo scegliere di essere la tua Persona, per come è nata, è ora e sarà”.

    Scegliere Intimo Come

    Alla ricerca di “ghiande”

    07 martedì Giu 2016

    Posted by Cristina Merlo in Uncategorized

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    James Hillman
    Psicologo analista junghiano, americano di nascita ma europeo di cultura, ha partecipato alla seconda guerra mondiale…it.wikipedia.org

    “Quando tutte le anime si erano scelte la vita, si presentavano a Lachesi. A ciascuna ella dava il genio (daimon) che quella si era assunto, perché le facesse da guardiano durante la vita e adempissse al destino da lei scelto”. Platone

    “In ultima analisi, noi contiamo qualcosa solo in virtù dell’essenza che incarniamo, e se non la realizziamo, la vita è sprecata”. C.G. Jung

    “Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada”. James Hillman

    …conobbi una donna, nata con le idee ben chiare sulla sua ghianda. La perse e si fece convinta che doveva ritrovarla per riuscire a vivere per il bene. Dopo anni rieccola: piccola, un nucleo, un concentrato, che rimandava al “sii chi sei”, nessuna ricerca di grandi obiettivi. Una formica al lavoro con tante altre, coi suoi modi e i suoi gesti spontanei.

    Vedo bambini presenti ai loro giochi, osservatori di tutto; chissà quanto sanno di sé o piuttosto quanto sono… seduti sotto grandi querce.

    Conosco una giovane che non pensa a questi frutti, almeno ci crede poco, vive con un coraggio che attraversa le intemperie, scopre attenta amici, sperimenta i suoi giorni iniziando a lavorarli come creta. Costruisce quella che col tempo sarà la sua forma. Il suo daimon è manifesto.

    I vecchi? li osservo da sempre.

    Quelli che hanno appreso dal vivere trasmettono calma. Per stare vicino a loro basta il silenzio, hanno un corpo che parla e occhi che sanno. Quando raccontano ti fanno entrare in fiabe, nella storia loro e del mondo, risvegliano. Trasmettono quanto hanno provato in mezzo a un mondo sempre in fuga, tra gente di ogni tipo. Ti dicono come sono stati a galla, quali emozioni li accompagnano… Non sono insegnanti, sono lì accanto a te, per tenderti la mano con un cofanetto di saggezza. Alcuni, chissà, si sono mai chiesti se vivono per una qualche speciale ragione? o la vivono?

    Ci sono vecchi che hanno imparato poco, vicino a loro non si sta bene. Forse non hanno cercato l’essenziale, così difficile da cogliere. C’è chi non lo afferra in una vita intera.

    Altri ancòra hanno trovato il loro daimon, riconosciuto per un attimo e poi dimenticato. Ce l’hanno messa tutta, seminando quanto sapevano per sé stessi e non solo. Hanno visto crescere frutti e chiome. Lasciano il segno di chi ha dato il suo meglio.

    Una ghianda fattasi realtà la si riconosce in chi piccolo adulto vecchio ce l’ha in sé, la vive. Ognuna è unica e irripetibile; ha una sua essenza e un suo significato. Non si nasce a caso e nel caos. Se ci sentiamo spaesati e frastornati: pazienza, la strada la troveremo.

    Sempre pazienza e tanta attenzione agli eventi.

    “Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi
    sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve
    un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è
    unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo
    tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon
    che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del
    disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro
    destino”.

    J. Hillman, Il codice dell’anima

    Si può credere o meno a quanto ho ora riportato. Ma… ditemi, non vi pare di avere ognuno il suo destino da seguire?

    nike

    Esternare cose piccole

    02 lunedì Mag 2016

    Posted by Cristina Merlo in Uncategorized

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    S O M A T I Z Z A Z I O N I: IL NOSTRO CORPO CHE PARLA

    16 sabato Gen 2016

    Posted by Cristina Merlo in Uncategorized

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    Il corpo disgiunto dalla mente, da essa abbandonato è come un neonato lasciato a se stesso dalla madre. E una mente senza il forte legame col suo corpo resta senza riferimenti.

    Devono abbracciarsi in un’amorevole e attenta comprensione, in un’armoniosa vicinanza.

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    Michelangelo Buonarroti

    Crediamo che buona parte del nostro vivere sia in mano a scelte razionali, magari anche sagge ed efficaci. Perché allora ci sono giorni in cui il nostro corpo inizia a chiamarci con dolori che prima appaiono sfumati, poi via via più intensi?

    Ogni parte del nostro organismo è in grado di comunicarci miriadi di emozioni e vissuti. Un linguaggio fine, puntuale, continuo.

    La somatizzazione è un messaggio del corpo alla mente: ti voglio dire che… E’ una fortuna che esista, è un mezzo potente della Natura, va accettata e “sentita”.

    Per “sentire” si “ferma” tutto e si a s c o l t a n o quei muscoli contratti, quella acidità che giunge alla gola, quel senso di peso, quei capogiri, ecc.

    E’ un lento e paziente apprendimento, un dialogo interno. Mente e corpo, corpo e mente comunicano scambiandosi “informazioni”. Lasciamo loro il tempo per conoscersi e allora si com prenderanno.

    Vederci in questa unicità, in una sola nuvola che avvolge la nostra corporeità con la nostra razionalità ci guida verso una maggiore comprensione del chi siamo, del come siamo, del dove muoviamo. Questo scambio sincero e continuativo ci permette di afferrare il quotidiano in una sorta di equilibrio che accetta i cambiamenti e allo stesso tempo li afferra.

    Questo lavoro solo ognuno di noi lo può fare. Ci sono yoga, training autogeno, ipnosi, mindfulness, contatto con la natura… che lo favoriscono, ma come ogni cosa seria del vivere va portata avanti nella quotidianità, dal nostro io nella sua totalità.

    … piano piano i pensieri inutili scivolano via, i passi si fanno più leggeri, i respiri tornano profondi e grati, i muscoli rilassati, i sorrisi aperti a se stessi e al mondo…

    Si può realmente comunicare se prima non si è imparato ad ascoltare?

    13 mercoledì Gen 2016

    Posted by Cristina Merlo in Uncategorized

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    “Gli Dei hanno dato agli uomini due orecchie e una bocca per poter ascoltare il doppio e parlare la metà.” (Talète, 624 a.C.)
    ©Maurizio Bello “In silenzio ad ascoltare” 2014

    Plutarco scrisse tra l’80 e il 90 d.C. “L’arte di saper ascoltare” opera dedicata soprattutto ai giovani.

    Chi gioca a palla, dice Plutarco, impara contemporaneamente a prenderla e a lanciarla, ma per quel che riguarda la parola bisogna prima imparare ad accoglierla bene per poterla quindi pronunciare.

    “I più invece, a quanto ci è dato vedere, sbagliano, perché si esercitano nell’arte di dire prima di essersi impratichiti in quella di ascoltare, e pensano che per pronunciare un discorso ci sia bisogno di studio e di esercizio, ma che dall’ascolto, invece, possa trarre profitto anche chi vi s’accosta in modo improvvisato. Nell’uso della parola, invece, il saperla accogliere bene precede il pronunciarla, allo stesso modo in cui concepimento e gravidanza vengono prima del parto.” (Plutarco)

    “L’ascoltatore fino e puro deve immergersi con la concentrazione fino a cogliere il senso profondo del discorso e la reale disposizione d’animo di chi parla.”

    Quindi l’ascolto non è improvvisazione, nasce da un fino esercizio.

    Creare un silenzio interno, un profondo rispetto, una mancanza di pregiudizi e aspettative, un’attenzione all’Altro nella sua interezza. Capacità di cogliere: il linguaggio del corpo, la velocità nel parlare, i vocaboli scelti, il tono di voce e le sue variazioni. Non si ascolta solo con occhi ed orecchie, lo si fa con “la pancia” lasciandosi guidare dal sentire della Persona, accogliendone le emozioni. Si vibra insieme, il “parlato” dell’Altro entra in noi, è compreso.

    Per riuscire ad ascoltare si impara a restare con se stessi. Accettare quella che è la nostra Persona, per amarla per come è, nella sua interezza. Stare soli con noi, nel silenzio, seduti con una schiena che diviene sempre più dritta a mano a mano che ci cogliamo come uomini o donne di valore:

    “sedersi sul pavimento, assumere una buona posizione e sviluppare il senso di essere consapevoli del nostro rango, del nostro posto sulla terra.”

    “Shambhala” di Chögyam Trungpa

    Abbiamo un nostro spazio e ne siamo onorati.

    Da questo possiamo partire verso l’ascolto sincero di chi incontreremo.

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