Quando la fretta non c’è

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Abitando in campagna o andandoci spesso si incontrano le lumache o le chiocciole, esseri con “le antenne”. I bambini si chinano e con un dito istintivamente ne toccano una, subito questa si ritrae. Restano un po’ stupiti, aspettano cosa accade… eccola rispuntare. Per gioco, quasi per non fare torti, sfiorano l’altra; anche quella scompare. Chi anche adulto si pone l’interrogativo: infastidisco questo animale?

Ci sono momenti in cui stando con gli altri, pur credendo d’essere innocui, in qualche modo feriamo. Possiamo non farlo di proposito. Ce ne accorgiamo poi, come no. Tutti abbiamo le nostre due antenne, due piccoli e delicati occhi. Sono protetti dentro noi e escono solo in alcune occasioni, diciamo quando ci sentiamo al sicuro. Non è semplice riconoscere quelle degli altri, per questo è bene avvicinarsi a tutte le persone con grande rispetto, a passetti. Tutte le parole e i gesti sfiorano. Ricordiamoci come noi ci sentiamo toccati e con cautela troviamo il punto di incontro con ognuno.

Andando in una fattoria possiamo conoscere per esempio un cavallo, come lo avviciniamo? lentamente. La fretta non esiste. Una parola dolce a basso volume, un po’ di erba medica offerta adagio. Si arriva ad accarezzarlo solo dopo un po’, quando lui lo vuole. Già quando lo vuole. Lo stesso vale per qualsiasi essere umano. Partiamo da un saluto cordiale, poi chissà una stretta di mano sincera e coi suoi ritmi forse un giorno si faranno chiacchierate o si parlerà del tempo per dire “oggi sto così, domani meglio”, saranno scambi di idee, vivaci risate, serena fiducia. Tutto è possibile purché si ricordino le graziose antenne, preziosi occhi da guardare con dolcezza.

Ogni antenna nasce nel suo mondo e lì vive, per vederla il più possibile com’è non bruciamo tappe, stiamo molto attenti, osservando tutto e lasciandolo fluire in noi, con un pizzico di curiosità. In ogni dialogo facciamo  dei cenni ad indicare “sì ti capisco, son qui con te”. L’altro quando si sente “con” qualcuno, con qualcuno in “ascolto”, sta meglio, se non bene. Percepisce il nostro essere vigili, accorti e delicati. Ora può iniziare a sentirsi accolto, al sicuro. Potrà raccontarci di sé: aneddoti, anni interi, problemi, episodi divertenti… e se questo accadrà anche per strada ad un tratto ci guarderà con un sorriso un po’ stupefatto e concluderà: “arrivederci”. E se tutto sarà nato e proseguito nell’empatia e nella sincerità la vostra risposta sarà: “sì, arrivederci, a presto”. E penserete: “quando sarà, non c’è fretta”.

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Ci sono incontri e scambi che hanno un tempo tutto loro, scandito da un orologio che esiste solo all’interno di ciascuna persona. Sono ore e giorni che impariamo a percepire, riuscendo a coglierli al volo.

 

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